
Sono passati 40 anni dal maggio del 1968, il maggio Francese, i giorni degli scontri in piazza divenuti il simbolo della ribellione giovanile di quelli anni, che interessò anche i principali paesi europei e gli Stati Uniti.
Nella metà degli anni sessanta l’ occidente era la parte più ricca e libera del mondo,il cosiddetto miracolo economico,tutti avevano da mangiare,quasi ovunque c’era diritto di voto e di libera espressione.L’alfabetizzazione era aumentata, anche i figli delle classi sociali meno abbienti potevano ambire ad avere una cultura universitaria, nel passato unico privilegio delle classi borghesi.Sembrava quindi che mai prima l’uomo fosse stato così bene come in quel periodo e in quella parte di mondo.
Eppure proprio in quel periodo, 1965 o giù di lì, nell’occidente fermentò la grande rivolta che sarebbe esplosa poco dopo.Dall’America all’Europa, un’ intera generazione mostrò di non accontentarsi affatto di quel mondo, libero e ricco, che i genitori avevano preparato per loro,benessere e libertà, per quei giovani erano cose scontate, mentre per i loro padri erano stati valori conquistati col sudore e con il sangue.
Si puntava il dito contro le società occidentali considerate ottuse e ipocrite ,una lotta contro i valori scandita con Slogan del tipo : Sesso,droga e rock and roll, peace and love, l’utero è mio e lo gestisco io,vogliamo tutto e subito, l’ immaginazione al potere, vietato vietare e tante altre, si coltivava l’idea insomma che la vita fosse solo divertimento, abbandono ai piaceri immediati,un’idea ingenua e utopica come se bastasse una canzone, un corteo uno slogan per cambiare il mondo.La conseguenza fu una lotta contro l’idea di responsabilità, l’indulgenza verso comportamenti antisociali, rifiuto delle idee di progetto e di significato della vita.In questo modo venivano costruite nuove illusioni che creavano di conseguenza delusioni la cui colpa era sempre però degli altri, il cosiddetto sistema, e le illusioni che la vita nel concreto non poteva offrire venivano sostenute da fattori esterni quali le droghe che si pensava fossero strumento di liberalizzazione personale.
L’idea di libertà senza responsabilità si estese pure alla vita affettiva, il sesso per la prima volta veniva slegato dall’ amore, dalla procreazione,da un progetto familiare,le femministe ritenevano la procreazione una schiavitù biologica da bandire e ricalcavano modelli di comportamento maschile.In quelli anni si ebbero esperimenti (falliti presto) di coppie aperte e di “comuni”, in cui si divideva tutto, anche il partner.Tutti i sentimenti erano banditi, in quanto considerati borghesi.
La lotta contro il merito, il famoso sei politico di quegli anni portò all’appiattimento della cultura, tutti dovevano essere uguali, superficiali, svogliati e impreparati, si lottava contro l’unicità e la capacità dell’ individuo di uscire dal gruppo e primeggiare per la propria capacità.
La scuola non doveva fare educazione civica, nè insegnare nozionismo, ma doveva essere un luogo di socialità (tipo cortile) dove fomentare confuse e interminabili assemblee e ordire manifestazioni tanto per essere definiti impegnati.
Tutte le autorità erano messe al bando, Stato,chiesa, scuola, famiglia.
Lo stato era considerato fascista, le forze dell’ ordine asservite al potere e provocatrici.
La famiglia era un’ istituzione borghese, i genitori dovevano diventare amici dei figli, quindi accondiscendenti ai capricci di questi ultimi, gli anziani erano matusa, le loro idee ed esperienze inutili.
Gli elementi che caratterizzarono quegli anni furono molteplici, lo stato “fascista”,la famiglia “borghese” “la rivoluzione” trovarono riscontro nel linguaggio dell’ideologia comunista che con le sue inclinazioni settarie sempre in lotta tra loro(marxisti –leninisti, stalinisti e ortodossi etc ) riuscì ad egemonizzare il sessantotto europeo con i suoi derivati di violenza e politicizzazione esasperata.
L’ideologia comunista giustificava l’uso della violenza, i giovani si scontravano per la semplice appartenenza politica,o per i segni esteriori (per esempio il modo di vestire).Nelle università non era consentito volantinare o tenere manifestazioni a chi non fosse di sinistra.
La violenza, la lotta estrema portò alla nascita di gruppi estremisti quali “lotta armata” le brigate rosse, i gruppi armati proletari, prima linea, e il gruppo fascista Nuclei Armati Proletari, che crearono quel clima di terrore riconosciuto con il nome di “anni di piombo”.360 morti, agguati e azioni di guerriglia urbana per dieci anni tennero banco nel nostro Paese.
La lunghezza di questo fenomeno (10 anni) sono stati una caratteristica italiana,causata dalla debolezza della classe dirigente di quegli anni, e la strumentalizzazione politica che del movimento fece (finanziato dall’unione sovietica)il partito comunista italiano.La contestazione colpiva chi in quel momento deteneva il potere e a giovarsene doveva essere chi era all’opposizione, e di quel potere voleva appropriarsi. Si canalizzavano abilmente le proteste non importava cosa volessero o dicessero i manifestanti.
Furono in pochi quelli che ebbero il coraggio di manifestare il proprio dissenso, tra questi ricordiamo Pier Paolo Pasolini (anche lui di sinistra) che compose questi versi rivolti agli studenti della battaglia di Valle Giulia.
“Adesso i giornalisti di tutto il mondo
(compresi quelli delle televisioni)
vi leccano (come ancora si dice nel linguaggio goliardico) il culo.
Io no, cari.
Avete facce di figli di papà.
Vi odio come odio i vostri papà.
Buona razza non mente.
Siete pavidi, incerti, disperati
(benissimo!) ma sapete anche come essere
prepotenti, ricattatori, sicuri e sfacciati:
prerogative piccolo-borghesi, cari.
Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti.
Perchè i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da subtopie, contadine o urbane che siano.
Quanto a me, conosco assai bene
il loro modo di essere stati bambini e ragazzi,
le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo
anche lui,
a causa della miseria, che non dà autorità (…)”
Ma cosa resta oggi di quel periodo?
Dal punto di vista ideologico quasi nulla, sono rimasti nella storia tanti lutti, tanti giovani che hanno inseguito un sogno rovinando la propria vita.Una politica lassista che in quegli anni di accondiscendenza ha provocato uno spaventoso debito pubblico, sono rimaste pesanti scorie nella mentalità comune.Da alcune (l’idea che si potesse rinunciare al senso del dovere, al merito, al rispetto dell’autorità) iniziamo solo ora, con fatica, a disintossicarci. Le donne hanno iniziato a sviluppare un “femminismo” che non sia scontro, che valorizzi la diversità, che cerchi l’uguaglianza delle opportunità e non lo scimmiottamento di modelli maschili.
Da altre scorie, invece, fatichiamo a liberarci. L’idea di libertà personale senza responsabilità sembra ancora ben radicata. Magari aggiornata con l’idea che sia possibile plasmare il mondo la vita stessa (le questioni della bioetica e dell’ identità sessuale ) a proprio piacimento. Così come resiste l’idea che sia possibile cambiare la realtà manipolando il linguaggio.
Il guaio è che i sessantottini di ieri sono diventati i genitori di oggi, che hanno costruito famiglie disastrate, cresciuto (si fa per dire) i loro figli senza dare punti di riferimento. Ed oggi abbiamo il risultato che non sono molti quelli che riescono, da soli, a trovare una strada ; né ad unirsi, quando ce n’é davvero bisogno, per una mobilitazione generazionale costruttiva. Forse una delle maggiori colpe del Sessantotto è quella di aver ucciso la speranza dei giovani di poter essere protagonisti con proposte non velleitarie…
Una cosa va ricordata: i capi del “movimento” di allora hanno fatto strada, hanno raggiunto i vertici di quelle istituzioni (politiche, economiche, dell’informazione) che contestavano. Idealisti sulla pelle altrui.
Liberamente tratto dal libro dieci anni di illusioni di Michele Brambilla.
