Il termine greco “kalokagathía”, “bello e buono”, indicava a tutto tondo la strutturale connessione tra etica ed estetica, tra giustizia e bellezza, la capacità di contemplare, e ricostituire qualora fosse colpevolmente spezzata, l’armonia tra le parti; ovvero la capacità di cogliere l’intero, il cosmo come espressione di giustizia, ordine, bellezza.
La modernità ha, di contro, creato una frattura tra estetica ed etica, per cui il bello è diventato, nell’età del produttivismo, dell’efficienza, dell’utile come fine ultimo, lusso o passatempo, iperspecialismo o fruizione meccanica, impersonale, di massa.A queste tematiche ha dedicato un penetrante saggio Luigi Zoja, dal titolo “Giustizia e bellezza” dove, tra gli altri argomenti, viene affrontata con vigore argomentativo e lucidità concettuale la degenerazione moderna della bellezza nel lusso.
In questa epoca viviamo qualcosa di più profondo del semplice cattivo gusto: una mancanza di senso, una zona grigia che si allarga negli animi, un’emorragia di umano che coinvolge cultura, arte e mass media, il modo di costruire e di parlare, di andare in vacanza e di vestire, la gestione del proprio tempo libero, il rapporto con il paesaggio e con la natura. Il grido di dolore è dello psicanalista Luigi Zoja.
Zoja – già presidente Iaap (International Association of Analytical Psychology, che raggruppa gli analisti junghiani nel mondo) spiega senza mezzi termini “Il brutto è immorale”, è una ferita all’ anima imposta continuamente a chi non l’ ha meritata, sotto forma di paesaggi deteriorati dalla deforestazione e dall’edilizia illegale, di un’architettura sciatta e utilitarista, di oggetti le cui forme non conservano più traccia del lavoro e dell’attenzione umana. Siamo circondati da cose sempre più brutte, rifiuti di prodotti, ambienti masticati e sputati”. Tutto questo crea ” un’ intossicazione psichica permanente”, restringe l’esperienza, blocca l’anima. La mancanza di bellezza, dice Zoja, genera una carestia senza precedenti, che “colpisce non solo le classi lavoratrici, ma anche il ceto medio e gran parte delle élite. Il bello, come il bene, è un’esigenza primaria, archetipica. L’ estetica, secondo i greci, era inscindibilmente intrecciata alla giustizia, all’ etica. Entrambe sono frutto del bisogno di elevazione. Oggi sentiamo una disperata necessità di giustizia, di distinguere il bene dal male, ma abbiamo dimenticato i comandamenti estetici. In un mondo in cui razionalità e funzionalità hanno soppiantato il mistero e il trascendente, c’è fame di significati, di un valore supremo, senza il quale si sfocia nella patologia”. Si diffondono forme estetiche malate, come il grottesco, lo choccante, l’orripilante, l’osceno: dimenticare la bellezza non significa farla sparire, sostiene ancora Zoja, ma obbligarla a esprimersi in forme sempre più inconsce, nevrotiche, perverse. Per esempio, i vandalismi e il teppismo nelle periferie: “Dove più c’è bruttezza, più c’è violenza. Lo dimostrano molte città statunitensi”. L’analista è convinto che nessuna vera società possa fare a meno di un’autentica educazione al bello: “La diseducazione all’estetica equivale alla complicità con la bruttezza, che è violenza inflitta all’anima; o perlomeno diseducazione culturale, se il presupposto materialista non permette di usare questa parola. Violenza e diseducazione possono essere un costo insostenibile nella costruzione di una nuova società. Un esempio sono gli Usa, dove c’è scarsa attenzione all’estetica, al piacevole e anche all’eros, il mondo anglosassone infatti è pieno di regole. Ma prima delle regole c’è l’etica, e insieme l’estetica: solo così la riflessione sui valori è completa. Dove troveremo la bellezza che ci è necessaria per vivere? “Essendo un valore nascosto, una qualità divina che si allontana, il nostro occhio dovrà andarla a cercare, con pazienza, in piccoli episodi quotidiani. La via maestra per ritrovare la bellezza è, dunque, abbandonare l’arroganza. Per riconquistare la percezione del destino e della tragedia. “Eliminando ogni riflessione sulla morte, si elimina una grossa occasione di creazione estetica. L’etica laica di oggi si ferma davanti a quella soglia, l’estetica cerca sempre di includerla.Epica e lirica greca ruotavano intorno alla caducità della vita, e così la tragedia, ma senza mai rappresentare l’oscenità della morte. Oggi cinema e fiction sono pieni di morti ammazzati, ma senza riflessione. La nostra società rifiuta la morte, perdendo così il senso della trascendenza. “Dove tutto è mercato, la morte non si vende”, spiega Zoja, oggi, conclude, “tutte le principali componenti della società, dall’economia allo sport, alla politica, possono nascondere un cuore strutturalmente, e non solo occasionalmente, malvagio. Il Male non è uno sciacallo che, in certe notti, si aggira alla periferia della città: abita in piena luce, nel suo palazzo”. Eppure, aggiunge, “anche la mattina rinasce a mezzanotte”, e bisogna avere speranza. La bellezza non scomparirà dalla Terra.Il processo della comprensione è lungo e doloroso, ma forse il grigio sta per diradarsi. Sarebbe bello, tuttavia, sapere a che punto è la notte……